16.06.2009 / Andrea Tarquini

prima stella a sinistra

Portrait im italienischen Magazin La Repubblica delle Donne

EMERGENTI A 31 anni Katja Kipping è vicepresidente della Linke, partito tedesco in grande ascesa. Grazie a un programma attento ai giovani e ai movimenti.

E’ giovane, è brava, va avanti a passo di corsa nella vita politica tedesca. Katja Kipping, 31 anni che sembrano meno, è la dinamica vicepresidente della Linke, la sinistra radicale nata soprattutto all’est, ma che alle ultime elezioni negli Stati ha volato di successo in successo anche all’Ovest. E’gentile, parla sempre con il sorriso, anche per chi la guarda con occhi da corretto avversario è un delizioso personaggio particolare. Non risparmia un grammo d’energia per la politica, ma col tempo, confessa, “ho imparato a dire no ogni tanto”: per piccoli momenti di riposo, per spazi privati nella vita: la passione per la danza, una rivista che sta curando con alcune amiche, la lettura, semplicemente le ferie e le piccole pause. Non è facile, perché la numero due della Linke è la persona più autorevole nel suo partito su alcuni temi-chiave: dalla nuova povertà alla richiesta di un reddito minimo garantito, fino al contatto con i no-global e in generale con i nuovi movimenti.

“Per me l’impegno politico è parte importante di una vita bella”, dice spiegando la sua scelta esistenziale. “L’interesse per la politica è cominciato nella scuola, a Dresda: la partecipazione degli studenti, all’università, i temi ambientali…eppure, confesso, a volte io stessa sono sorpresa dal ritmo della mia carriera politica. Alla politica come impegno ho cominciato a pensare prestissimo, ma la politica non l’ho mai vista come carriera, né agli inizi né oggi”. Contraddizione nella sincerità, non per sua scelta: la Linke è nata dalla fusione tra la Pds – il partito sorto dalle ceneri della Sed al potere nella Ddr – e i dissidenti di sinistra della Spd, che non si riconoscevano nel tecnoriformismo di Gerhard Schroeder. Da mesi, tra nuova povertà, crescente voglia di giustizia sociale nella società tedesca, crisi della socialdemocrazia, il nuovo partito non fa che crescere. Le vecchie generazioni dei fondatori – da Lothar Bisky a Gregor Gysi all’Est, a Oskar Lafontaine all’Ovest – non bastano più. Il nouveau-né, il partito-bambino prodigio della politica tedesca, ha fretta di usare al massimo le sue nuove leve.

“Ricordo quando avevo 21 anni, ed entrai nel Parlamento sassone. Pensammo a un’iniziativa per collegare i giovani, dare loro una massima critica per influire sulla politica del partito, e pensare a una politica interessante anche per i giovani, contro la disaffezione alla politica”. Le organizzazioni politiche classiche, i partiti strutturati e tradizionali, pensa Katja Kipping, non bastano più. “Io sono andata di persona in piazza a Heiligendamm, alle manifestazioni dei no-global durante il vertice G8. Un’esperienza, il contatto con i nuovi movimenti, che l’ha segnata. “E’un problema per i partiti, ma queste realtà nuove sono un atto di emancipazione. I partiti devono confrontarsi con questa voglia dei giovani di gestire e inventare la politica in prima persona, di individuare loro stessi i grandi temi”. Nel suo messaggio ha qualcosa di Naomi Klein e di Arundhati Roy, in salsa mitteleuropea, la giovane sàssone che ascolto – concetti condivisibili o no ma lucidi, espressi parlando chiara e lentamente, riflettendo - in un freddo pomeriggio berlinese.

“Nei partiti ci vuole più cultura del dibattito e del confronto, più Streitkultur”, dice la star della nuova generazione politica tedesca. “Non si può considerare lesa maestà l’espressione d’un disaccordo”. Ha cominciato presto, insiste: “Fare politica, fin dai tempi dell’università, voleva dire cercare di gestire la vita”. Ma i movimenti di protesta non bastano, “per questo decisi di entrare in un partito”.

Non è sempre facile, neanche a sinistra: nella Linke Katja Kipping ha creato un gruppo di contatto con i nuovi movimenti, per un dialogo politico costante. Per “ascoltare la competenza dei movimenti, senza ripetere il vecchio errore dei partiti di sinistra, cioè il tentativo di colonizzare i movimenti”. Adesso nel mondo globale, dice Katja Kipping, l’approccio deve cambiare: “Sì alla presenza nei movimenti e con i movimenti, ma non per colonizzarli. I partiti di sinistra non possono essere l’insieme del movimento, bisogna accettare che la razionalità dei movimenti è altra da quella dei partiti. E io cerco di vivere in entrambe. Senza mai dimenticare che da parlamentare sono privilegiata: sono retribuita per la mia attività politica in cui mi identifico a fondo”.

Superimpegno, stress. “Ho imparato a dire qualche volta di no, a prendere pause, a dire ‘questo weekend no’.” La giovane compagna Kipping sorride ancora, poi corre indietro con la memoria. “I momenti più difficili e le ore più importanti, nella mia vita politica, mi chiede quali sono stati? Ricordo quando cominciammo a parlare di fusione tra la Pds e la Wasg, i delusi dalla Spd. Si trattava di cambiare nome, per il mio partito, la Pds, fu traumatico, ci fu in molti la sensazione di un suicidio politico, dell’abdicazione dall’identità. Discussioni fino a mezzanotte, per poi andare a dormire pensando che non ci saremmo riusciti. Poi il bello fu la sensazione che invece abbiamo fatto Storia, creato una realtà nuova, e valeva la pena di affrontare quei tormenti”.

Un lungo cammino, i successi di oggi della Linke forse inimmaginabili fino a ieri. “Io cominciai a sperare già allora, ma era una scelta sul filo della lama. “Ma ho anche delle critiche. Non mi piace la tendenza di chi dice ‘weiter so’, ‘avanti come prima’. Davanti ai successi, bisogna ripensarsi”. Per esempio puntare sul principio del reddito minimo garantito. Riflessioni a caldo, in una Germania dove le disparità sociali e la voglia di più giustizia sociale crescono parallele. “La società si polarizza, è un problema enorme. Siamo una democrazia in marcia verso l’oligarchia, in cui il destino dipende da dove nasci molto più di prima, e con molta meno mobilità sociale”.

Ripensare i bisogni della società, è il chiodo fisso su cui lei insiste. “Una sicurezza materiale minima, un Grundeinkommen, deve essere garantita a tutti, da una democrazia, non solo per dovere morale verso i poveri, ma ci si può arrivare solo con forti movimenti extraparlamentari: ognuno deve potersi abbonare a un giornale, partecipare a iniziative civiche, avere internet, viaggiare per andare a un corteo, non possono diventare un lusso…troppa gente ha soldi solo fino al 20 del mese, qui in un paese ricco che esporta più degli Usa…è uno scandalo da un punto di vista umanista, ma anche per le sorti della democrazia”. Tendenze pericolose: “un razzismo sociale che può essere pericoloso, portare a sindromi da pogrom. I neonazisti aggrediscono sempre più spesso i senzatetto, lo sapeva? E tanto più si è poveri, quanto più si può provare aggressività verso chi è ancora più giù nella scala sociale”.

Kipping insiste: la sinistra deve ripensarsi. Cita i no global: “Politica di sinistra non significa essere il megafono dei subalterni, bensì creare uno spazio in cui i subalterni facciano sentire le loro voci”. Il movimento di cui Katja Kipping è un motore nuovo si sviluppa molto grazie a internet: www.grundeinkommen.de, un sito che collega chiese, iniziative civiche, movimenti radicali di base. Discussioni, conferenze annuali, una rete a livello mondiale “che coinvolge economisti e scienziati”. Il discorso sulla società sta cambiando in Germania, “anche nei talkshows adesso la nuova povertà non è più tabù, gli anchormen stessi introducono il tema. E’un successo della Linke, rispetto al neoliberalismo. Un’ideologia che ora non è più così dominante come prima”.

Trentuno anni sono pochissimi, in politica. Cosa c’è nel futuro della giovane, simpatica pasionaria di Berlino? Mai avere troppe ambizioni, si schernisce lei. “Una cancelliera o un cancelliere non hanno più un secondo per se stessi, non è il mio modello di vita”. Riflette ad alta voce sugli equilibri dei tempi nella vita. “Bisogna imparare a dirsi che la vita è troppo bella per ridurla a una sola dimensione. Per questo ho appena fondato una rivista con alcune amiche, per questo sono in un gruppo di danza…insomma non c’è solo la politica, ci sono altri volti belli della vita. C’è un’utopia: realizzarsi in quattro dimensioni nella vita: un quarto per il lavoro, un quarto per la famiglia, un quarto per l’impegno politico, un quarto per se stessi, per la cultura e la distensione”. Un bel modello, ma chi sa se i tempi veloci della politica daranno alla compagna Katja, star in ascesa, spazio e tempo per viverlo. Fine testo

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